COOU: Il ministero dell’Ambiente deve garantire uno statuto paritetico

COOU: Il ministero dell’Ambiente deve garantire uno statuto paritetico

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In Italia, la raccolta degli oli usati, è divenuta obbligatoria per legge dal 1982. Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati ( COOU), divenuto operativo nell’84, ha il compito di rigenerare l’olio usato raccolto e selezionato dalle imprese di raccolta. Il Consorzio obbligatorio nella sua autonomia privatistica, oggi riunisce sotto la sua egida: tutte le imprese che producono, importano o mettono in commercio oli base vergini; le imprese che producono oli base mediante un processo di rigenerazione; le imprese che effettuano il recupero e la raccolta degli oli usati e le imprese che effettuano la sostituzione e la vendita degli oli lubrificanti.

La governance del Consorzio, la quale assolve ad un importante compito deliberativo assumendo per legge precise responsabilità ambientali è immutata da circa trentacinque anni. Una governance che, attualmente, sta riscrivendo lo statuto del Consorzio attraverso un adeguamento allo schema tipo emanato dai ministeri competenti: Ambiente e Sviluppo economico. Il nuovo statuto fissa i criteri gestionali del COOU, per questo la decisione della governance di procedere ad una stesura unilaterale ha sollevato non pochi dissensi dei diretti interessati esclusi dal confronto. Sono state proprio le parti non chiamate in causa a denunciare di aver appreso dagli organi di stampa -“Staffetta quotidiana” – come la presidenza del COOU avesse convocato il Consiglio d’amministrazione in data mercoledì 21 febbraio, al fine proprio di approvare il nuovo statuto. Questo senza coinvolgere le categorie d’imprese sin’ora escluse, raccoglitori e autoriparatori. Convocate il giorno seguente.

Una denuncia arrivata all’interno delle aule parlamentari, grazie all’interrogazione parlamentare presentata dai portavoce del M5S. Abbiamo chiesto al ministero dell’Ambiente di tutelare integralmente tutti i soggetti attori della filiera del recupero dell’olio usato, con specifico riferimento ai consumatori e alle imprese che effettuano la raccolta degli oli usati, così come di vigilare sul consorzio stesso. All’interno dell’interrogazione parlamentare viene infatti chiesto se il governo non intenda assumere opportune iniziative di competenza, affinché il consorzio effettui unicamente gli adeguamenti dello statuto, attraverso un processo di condivisione e trasparenza, contemperando adeguatamente la partecipazione paritetica tra produttori, rigeneratori, raccoglitori e consumatori. Proprio a tale scopo abbiamo sollecitato la convocazione di un tavolo tecnico al ministro, presso una sede istituzionale. Un tavolo che incoraggi e promuova un’intesa costruttiva, magari anche attraverso l’affidamento a parte terza degli opportuni rilievi e verifiche, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa di settore. L’obiettivo è che le disposizioni contenute nello statuto, compreso il regolamento operativo che includerà nel dettaglio gli aspetti organizzativi e funzionali del consorzio, siano idonee al rispetto della rappresentanza di tutte le categorie obbligatorie.

Di fatto, dopo gli errori commessi in passato dal CdA del COOU, anno 2009, a seguito adozione di uno statuto mai approvato dai ministeri, e nel 2014, le parti in causa si aspettavano un cambiamento di indirizzo legato alla sua mission ambientale, ma l’organo amministrativo ha deciso di procedere unilateralmente. Il rischio, procedendo in questo modo, è che si alterino gli equilibri fra le parti in causa, trascurando i compiti istituzionali finalizzati ad una più incisiva ed efficace salvaguardia dell’ambiente.

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