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Decreto sviluppo: novità in materia di…

Decreto sviluppo: novità in materia di depositi IVA e cessioni di tabacchi

La legge 106 del 12 luglio 2011 ha convertito il DL 70/2011 (“decreto sviluppo”) introducendo alcune importanti novità in materia di IVA riguardanti:
1) i depositi IVA;
2) le cessioni di tabacchi lavorati nella fase antecedente alla loro immissione in consumo.
I cambiamenti sono entrati in vigore il 13 luglio, giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge.

Depositi IVA – Individuazione dei luoghi e ampliamento delle garanzie
L’articolo 50-bis del DL 331/1993 che regola i depositi fiscali ai fini IVA , ha subito consistenti modifiche allo scopo dichiarato di ridurre i rischi di frodi .
La prima modifica riguarda i depositi fiscali per i prodotti soggetti ad accisa all’interno dei quali è possibile custodire beni in “sospensione” da IVA. La norma precisa, ora, che deve trattarsi di depositi di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), del testo unico di cui al D.Lgs. 504/1995. Si tratta di impianti in cui vengono fabbricati, trasformati, detenuti, ricevuti o spediti prodotti sottoposti ad accisa, in regime di sospensione dei diritti di accisa, alle condizioni stabilite dall’Amministrazione finanziaria.
Una seconda modifica si riferisce ai depositi doganali che possono essere utilizzati anche come depositi IVA. Viene ribadito che solo i depositi di tipo C, D, E possono essere utilizzati a questo scopo mentre restano esclusi i depositi di tipo A (magazzini generali) e B depositi doganali in conto proprio per i quali non è prevista la figura del depositario né l’obbligo di istituire apposita contabilità.
Queste modifiche risultano utili essendo sia i Depositi Accisa (depositi fiscali) sia i Depositi Doganali assimilabili al Deposito IVA e utilizzati per l’immissione in libera pratica di merce estera senza il pagamento dell’IVA. È certamente positivo per l’operatore trovare per la prima volta in un’unica norma interna la definizione delle tre tipologie di deposito che permettono l’introduzione di merce estera, comunitaria o nazionale (a determinate condizioni) in esenzione di imposta.
Si ricorda che per Deposito Accisa si intende uno spazio sotto vigilanza doganale all’interno del quale possono essere introdotte merci in sospensione di accisa su cui siano già stati assolti relativi dazi doganali se dovuti; per Deposito Doganale si intende uno spazio sotto vigilanza doganale all’interno del quale possono essere introdotte merci estere in esenzione dai dazi e dall’IVA che verranno poi sostenute all’atto dell’estrazione.

Beni immessi in libera pratica con introduzione in un deposito IVA
La terza modifica riguarda l’ampliamento delle garanzie per i beni importati in libera pratica e introdotti in un deposito IVA. Questa novità determinerà un aggravio dei costi di gestione, non accettato con favore né dagli operatori del settore né dai soggetti che utilizzano i depositi IVA per ottimizzare il flusso commerciale dei beni.
Fino a ora, infatti, all’atto dell’introduzione della merce in libera pratica per essere inserita in un deposito IVA nel territorio nazionale, doveva essere prestata una garanzia che veniva poi svincolata all’atto della riconsegna in Dogana di un esemplare del documento doganale (IM 4) munito dell’attestazione di presa in carico apposta dal depositario stesso, gestore del deposito. Con tale consegna si concludeva, così, l’operazione doganale di immissione in libera pratica e le successive operazioni di estrazione e/o di spedizione diretta nel territorio dello Stato, nella comunità o all’estero, rimanevano svincolate dall’operazione doganale originaria.
Con la nuove norme, invece, la garanzia (se dovuta in quanto, sono previsti degli esoneri ) non può più essere svincolata al momento della presa in carico della merce da parte del depositario ma rimarrà valida:
1. fino all’estrazione dei beni dal deposito e
2. fino a quando il soggetto che estrarrà i beni non avrà comunicato al gestore del deposito i dati relativi al versamento dell’IVA attuato tramite autofattura che andrà in doppia registrazione tra le vendite e gli acquisti.
La garanzia dell’IVA all’importazione rimane così vincolata fino al momento in cui la medesima diviene esigibile ossia fino al momento dell’estrazione dei beni dal deposito.
Data la flessibilità dei Depositi IVA che si prestano a una serie di “transazioni a catena” in cui ogni compratore acquista e rivende all’interno del deposito senza necessità di una identificazione locale, si pone il problema di individuare il soggetto che estrae i beni e il momento in cui gli stessi verranno estratti dal deposito.
Non esistendo vincoli di tempo alla giacenza della merce, si può ipotizzare che l’estrazione protratta nel tempo determinerà aggravi di costi per il mantenimento e l’adeguamento della garanzia da parte dell’importatore.
Oltre a ciò, sarà necessario per l’importatore verificare con accuratezza il momento dello svincolo della garanzia all’atto dell’estrazione in quanto il terzo estrattore potrebbe anche essere un operatore non residente identificato in Italia ma con il quale l’importatore non ha avuto alcun rapporto.
L’anello debole della catena pare essere il gestore del deposito su cui ricade la responsabilità di ottenere i dati relativi all’estrazione della merce e al versamento dell’IVA tramite autofattura, e sul quale grava l’onere di informare immediatamente l’importatore.
Questa nuova disposizione potrebbe anche modificare il regime di responsabilità per il mancato o non corretto assolvimento dell’IVA all’atto dell’estrazione, con la conseguenza che l’importatore dovrebbe fornire una garanzia non svincolabile sino a quanto sarà determinato il “quantum” dovuto da parte del soggetto che ha estratto i beni dal deposito IVA.

Comunicazione al gestore della liquidazione dell’imposta
Secondo quanto aggiunto al comma 6 dell’art. 50-bis, fino a quando non sarà completata l’integrazione delle banche dati delle agenzie fiscali, il soggetto che procede all’estrazione deve comunicare al gestore del deposito IVA i dati relativi alla liquidazione dell’imposta, anche ai fini dello svincolo della garanzia di cui sopra.
Il gestore dovrà conservare tale comunicazione, ai sensi dell’art. 39 del DPR 633/1972, ossia fino al termine dell’accertamento dell’annualità interessata (quattro o cinque anni successivi, a seconda se la dichiarazione annuale viene o non presentata).

Tabacchi lavorati, dal regime monofase alle nuove agevolazioni
La disciplina della cessione dei tabacchi lavorati è riconducibile allo speciale regime monofase previsto dall’articolo 74, primo comma lettera a), in seguito alla privatizzazione del settore.
L’obbligo del versamento dell’IVA relativa al commercio di tabacchi lavorati ricadeva sul soggetto che cura la distribuzione nel territorio dello Stato, il quale procede all’applicazione dell’imposta al momento dell’immissione in consumo con il metodo del regime monofase, cioè scorporando dal prezzo di vendita al consumo l’importo del tributo, determinato in base all’aliquota in vigore. Ne consegue che il regime IVA applicabile a tutte le cessioni successive alla distribuzione non risultano rilevanti e quindi sono escluse dall’analisi di natura tributaria e fiscale.
La medesima normativa non preclude il diritto alla detrazione, né include nel novero del regime monofase gli acquisti fatti dai produttori e le eventuali cessioni di tabacchi lavorati fatte dai produttori nei confronti di soggetti diversi dal distributore autorizzato (RM 21/E del 15 marzo 2010).
Il nuovo articolo 39-sexies, comma 1, del D.Lgs. 504/1995 (Testo Unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali ed amministrative), dispone l’applicazione dell’IVA per quanto riguarda le cessioni e le importazioni di tabacchi lavorati, ove queste siano effettuate prima dell’immissione al consumo, in base al regime ordinario previsto dal decreto del DPR 633/1972.

Riserva sulla bolla di consegna

Secondo quanto disposto dall’articolo 1698 del codice civile, il ricevimento della merce senza riserve estingue le azioni derivanti dal contratto tranne il caso di dolo o colpa grave del vettore che logicamente devono essere dimostrate dal committente. Solo per le avarie non riconoscibili al momento della riconsegna è possibile apporre/comunicare le riserve entro 8 giorni dal ricevimento delle merci.

È importante segnalare che se le riserve non sono motivate da una cattivo stato degli imballaggi è quasi impossibile dimostrare la responsabilità del vettore poiché quest’ultimo comunicherà che l’imballaggio era inidoneo o insufficiente. Il danno da trasporto è il termine utilizzato per indicare il danneggiamento o la rottura dei prodotti contenuti nella spedizione che vi è stata consegnata; questo accade perché la perfezione a questo mondo non esiste, ed un inconveniente è pur sempre possibile
Il danno da trasporto è suddivisibile in due casi:

Danni visibili dall’esterno e/o quantità mancanti: in questo caso apponete immediatamente l’annotazione del danno scrivendolo a penna sulla lettera di vettura che il trasportatore vi chiede di firmare a ricevuta della consegna se non lo fate perdete i diritti al risarcimento o alla sostituzione, oppure rifiutate l’accettazione ed il ritiro della merce danneggiata scrivendone a penna il motivo sulla lettera di vettura che il trasportatore vi chiede di firmare a ricevuta della consegna, se non lo fate perdete i diritti al risarcimento o alla sostituzioneDanni nascosti, non visibili dall’esterno: Ricordate di apporre comunque l’accettazione della spedizione con riserva di verifica.

Ogni consegna deve essere tempestivamente esaminata per verificare se ci sono danneggiamenti o ammanchi. Se vengono notate irregolarità una breve nota delle conclusioni deve essere apposta sulla bolla di consegna (accompagnamento) “Accettata con riserva” senza ulteriori dettagli (motivazione della riserva), è insufficiente. Ad esempio: se un collo arriva con l’imballo scondizionato, è necessario precisare nella bolla “merce ritirata/accettata con riserva, imballo scondizionato, ecc……” Quantità ed aspetto degli imballaggi devono essere controllati immediatamente alla ricezione, alla presenza del camionista che effettua la consegna. In caso di irregolarità annotate le specifiche riserve sui documenti di trasporto (D.D.T. o C.M.R.) e insistete per una controfirma del camionista.

Danni avvenuti alla luce dopo il disimballo devono essere notificati entro 8 giorni (D.D.T.), 7 giorni domenica e festivi esclusi (C.M.R.), dalla consegna, con lettera raccomandata al vettore ritenendolo responsabile per tutte le possibili conseguenze.